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Per una edizione critica del «Cántico Espiritual» di Juan de la Cruz1

Paola Elia





Una trentina d'anni dopo la morte di Juan de la Cruz, è probabile che gli editori abbiano incontrato qualche ostacolo difficile da superare, visto che nell' editio princeps delle Obras espirituales del 16182 non figurava il Cántico Espiritual. Non siamo in grado di stabilire la ragione per la quale venne esclusa l'opera più significativa di Juan de la Cruz. Una delle cause di detta esclusione potrebbe essere ravvisata nelle note discordanze tramandate dalle copie manoscritte, che hanno suscitato e suscitano ancora oggi vivaci controversie in merito alla paternità. Basta osservare i diversi criteri adottati nelle edizioni, per verificare in qualche misura lo stato controvertibile della «espinosa cuestión» del CE3.

Non ritengo opportuno soffermarmi sulla storia dell'editoria, né tantomeno sul «debate histórico» relativo al Cántico, giacché questi argomenti vengono di frequente e dettagliatamente riproposti dai critici sanjuanisti. Sarà sufficiente far notare che in tempi più recenti, per rispecchiare «el pensamiento completo del místico doctor», vengono pubblicate edizioni con il «texto primitivo» (CA) e «definitivo» (CB), ma anche edizioni col «texto retocado» (CA'). D'altronde gli studiosi carmelitani che per lo più coincidono con i curatori delle edizioni, sono concordi nel far risalire allo stesso autore le tre versioni del commento testimoniate dalla tradizione.

Ancora oggi, a 400 anni di distanza dalla morte di Juan de la Cruz, tentare di ripercorrere l'iter redazionale del CE attraverso le copie manoscritte a noi note è compito assai arduo. Infatti, il reperimento di nuovi testimoni e l'apporto di contributi sempre più approfonditi e specifici da parte della critica sanjuanista, hanno consentito di ricostruire, solo parzialmente, l'intricato processo testuale dell'opera in questione. Malgrado si sia «impuesto de manera casi universal la tesis tradicional que acepta la autenticidad» delle redazioni4, a mio avviso, sussistono diversi interrogativi ai quali non si è ancora in grado di rispondere né con l'ausilio dei reperti della recensio, né con argomentazioni fondate sui «documentos históricos» o sull'«identidad en la doctrina». L'eventualità che il «texto retocado» del CA' e il «texto definitivo» del CB siano autentici, cioè che risalgano rispettivamente a un manoscritto redatto (o dettato a un copista) dallo stesso autore del CA, è sprovvista di qualsiasi garanzia di ordine scientifico.

Prima di avanzare le mie proposte in merito all'edizione critica del Cántico, è necessario che apra una breve parentesi. In questi ultimi tempi, uno dei maggiori studiosi del Cántico Espiritual, Eulogio Pacho, appartenente allo stesso ambito carmelitano, ha manifestato qualche dubbio rispetto alla «segunda redacción». Egli, infatti, contrariamente a quanto sostenuto in precedenza, non identifica più categoricamente in Juan de la Cruz il redattore del manoscritto originario cui risalgono tutti i testimoni del CB. Sono rimasta piacevolmente sorpresa nell 'apprendere che lo studioso, nel Prólogo alla splendida edizione facsímil del ms. Sanlúcar5, si sia avvicinato all'ipotesi da me avanzata in studi precedentemente pubblicati6 e ribadita con nuovi elementi in occasione di recenti incontri.

Già nell'84, sulla base di un sommario confronto della tradizione manoscritta del Cántico, avevo accennato alla possibilità che A' e B non fossero redazioni d'autore. Cito testualmente:

«A' è una stesura del Cántico redatta forse su commissione di Juan de la Cruz. B è composta (probabilmente subito dopo la morte di Juan de la Cruz) da un anonimo redattore, il quale, venuto in possesso di scritti (lettere, commenti, predicazioni) più o meno autografi, realizzando forse un espresso desiderio dell'autore, inizia questa nuova stesura del Cántico seguendo come testo base un manoscritto perduto di A'. Solo dopo aver trascritto il Prólogo, le Canciones e ampliato le prime due declaraciones viene in possesso del ms. S, abbandona quindi la copia di A' per seguire fedelmente le note preparatorie e le correzioni dell'autore»7.



Qualche anno dopo, in occasione di una edizione delle Poesías, ribadivo a proposito del CB:

«Nuestra posición al respecto podría ser entendida como una solución de compromiso, ya que, si bien refuta la posibilidad de que el Cántico B -Canciones y Declaraciones- hubiera podido ser redactado por el mismo autor, no excluye que un revisor hubiera podido servirse no sólo de algún testimonio de la tradición del CA' y del manuscrito sanluqueño con sus notas autógrafas -como ya hemos demostrado-, sino también de otros escritos autógrafos que no se han conservado. Consideramos probable, por tanto, que la estrofa «Descubre tu presencia» (XIB), la diversa secuencia de las estrofas del poema y la revisión de la mayoría de las declaraciones del CB puedan remontarse al mismo Juan de la Cruz, pero -por ahora- no disponemos de ninguna prueba atendible que confirme tal hipótesis»8.



In tempi più recenti, dopo aver approfondito l'esame della varia lectio, ho rafforzato con ulteriori prove la mia tesi secondo la quale il CA' e il CB sarebbero due rifacimenti operati da mani estranee all'autore, realizzati con o senza la sua «autorización»9. Eulogio Pacho invece, che nell'82 considerava possibile la derivazione dei manoscritti del CB da un autografo sanjuanista «[...] nunca ha podido identificarse el arquetipo inicial, no necesariamente autógrafo del Santo, aunque sí probable»10, nell'88, avanza un'ipotesi più prudente, conforme a quella da me segnalata già negli articoli risalenti all'84 e all'85. Egli suppone, infatti, che l'originale del CB derivi da una sorta di «collage»: «En lugar de escribir de nuevo toda la obra, se acoplan los materiales incorporándolos a textos mantenidos sin modificación»11.

Oggi, con maggiore oculatezza, sostiene che il manoscritto originario del CB non possa essere stato redatto interamente da Juan de la Cruz, ma che una mano estranea sia intervenuta ad «acoplar en limpio» il materiale del collage:

«¿Quién sacó el limpio de este borrador? Cuesta trabajo creer que fray Juan se entregase a recopilar de principio a fin todo el texto de la obra12. Más plausible parece la sospecha de que se limitó a redactar los párrafos nuevos o muy retocados, encargando a copistas o secretarios la labor de poner todo el material en limpio»13.



A questo punto devo supporre che, non risultando citati i miei lavori nella bibliografia riportata dal carmelitano, Eulogio Pacho ed io siamo arrivati «por diversos caminos» alla stessa conclusione.

E' importante sottolineare questa convergenza, visto che da 60 anni gli specialisti continuano a scontrarsi animatamente e animosamente sul problema dell'autenticità. In effetti, nell'esprimere le proprie riserve (sia sulla base di elementi filogici che su quelli teologici)14 si corre il rischio di essere annoverati nel filone della cosiddetta critica «francesa» che «en lugar de datos seguros ha elegido las hipótesis a veces delirantes»15.

Ancora oggi la critica contraria alla tesi dell'autenticità viene accusata addirittura di incompetenza, di non essere in grado di interpretare il significato della parola borrador. Cito testualmente: «Parte de esa crítica [...] ha intentado incluso enseñar desde lenguas extranjeras a los de aquí el genuino significado del término borrador»16. Basti pensare che Dom Chevallier, trai più citati nel settore della bibliografia testuale sanjuanista, è anche il più contestato a causa delle sue contraddittorie teorie circa l'identificazione del limpio menzionato nell'epigrafe del manoscritto di Sanlúcar. La sua colpa maggiore sarebbe stata quella di non aver avuto idee chiare e coerenti su una tradizione manoscritta così ingarbugliata. Molti teologi spagnoli e italiani preferiscono al Cántico «primitivo» quello «definitivo» per motivi di natura dottrinale, rifiutando ogni confronto o contestando ogni assunto che non sia in linea con le loro posizioni ortodosse. Sarebbe opportuno, però, che questi stessi teologi in codesto animato dibattito tenessero conto anche degli esiti cui hanno condotto le ricerche in ambito filologico che inducono a considerare il CB un rifacimento.

In precedenti esercizi di ecdotica sanjuanista ho dimostrato, dunque, attraverso l'analisi comparativa della varia lectio della tradizione del CE, che non si può assumere per certa l'autenticità delle due redazioni successive al «texto primitivo». Occorre precisare ancora una volta che ho formulato questa mia ipotesi sulla base di una recensio parziale dei testimoni, avendo collazionato 30 dei 32 manoscritti del CE e solo in corrispondenza dei luoghi critici delle declaraciones (19 manoscritti che trasmettono il CE di 39 canciones, nelle due diverse stesure del commento del CA e CA', e 11 del CE di 40 canciones)17. Tuttavia non credo che i due manoscritti del CB recentemente scoperti e non ancora confrontati con il resto della tradizione (ms. L2: Lazcano-Cádiz e ms. Gv: García Valdecasas), e la collatio integrale di tutte le Declaraciones, possano modificare sostanzialmente l'ipotesi di stemma che qui propongo.

Le vicende della trasmissione manoscritta del CE vengono rappresentate nel grafico accanto che collega in una stessa costellazione i manoscritti del CA, del CA' e del CB in conformità con le conclusioni dei miei precedenti studi18.

Ho già dimostrato che l'autore del «texto retocado», qui identificato con l'ascendente comune ai testimoni del CA'19, dovette utilizzare come testo base l'antigrafo di S, o lo stesso ms. S privo delle correzioni autografe, dato che ne conserva taluni errori di copia che lo stesso Juan de la Cruz eliminerà successivamente su S.

S', che rappresenta il manoscritto di Sanlúcar modificato da una serie di correzioni e brevissime aggiunte, coincide con l'ascendente comune al resto della tradizione del CA (T M V N V2), mentre S* corrisponde al codice sanluqueño con tutte le altre postille e annotazioni autografe.

L'archetipo Ω, al quale risalgono tutti i mss. collazionati del CB, deriva da una costellazione chiusa, giacché il testo base del rifacimento viene copiato da due manoscritti appartenenti a diversa tradizione. Nelle prime due declaraciones, le integrazioni esclusive del CB vengono a sovrapporsi alle varianti già apportate dal revisore del «texto retocado» CA'; nelle declaraciones successive, invece, tutte le innovazioni del CB (varianti redazionali,

schema

mutata sequenza delle strofe, aggiunte) vengono intercalate nel «texto primitivo» e nelle correzioni e annotazioni autografe trasmesse dal manoscritto sanluqueño20.

Le ricerche condotte finora e che ho schematizzato nella costellazione, portano necessariamente a una estrema conseguenza: l'edizione del Cántico Espiritual dovrà basarsi esclusivamente sul manoscritto conservato dalle MM. Carmelitane scalze di Sanlúcar de Barrameda (S). Se ci lasciamo guidare solo dalle leggi del sistema, infatti, siamo autorizzati ad escludere totalmente il resto della tradizione. Qualsiasi altra soluzione (per lo meno allo stato attuale delle nostre conoscenze) potrebbe risultare contraddittoria, visto che, come abbiamo precedentemente dimostrato: il resto della tradizione del CA consegna un testo difettoso rispetto a quello di S; che il «texto retocado» del CA' non può essere stato scritto dall'autore del CA; che il CB non può risalire a un originale autografo di Juan de la Cruz, trattandosi di un collage operato da un revisore.

In questo caso specifico, tuttavia, ritengo opportuno adottare una soluzione meno restrittiva.

L'edizione critica del Cántico, a mio avviso, dovrà conservare in apparato la varia lectio di tutti i testimoni delle 39 strofe e relegare in appendice la cosiddetta «redacción definitiva». Per l'edizione critica del CA, condotta sul manoscritto S, dovranno essere distinti, in diverse fasce di apparato, gli errori e le innovazioni prodotte dai copisti durante la trasmissione del «texto primitivo», dalle varianti stilistiche che risalgono ali 'ascendente del CA'.

Quanto al CB, occorrerà differenziare i diversi sostrati redazionali, id est: testo «primitivo» del CA, testo «retocado» del CA', varianti e ampliamenti autografi di S*, innovazioni e modifiche proprie della redazione «definitiva». Per rendere più evidente il processo redazionale, sarà opportuno prevedere adeguati criteri tipografici. Infine, per eliminare dalle edizioni moderne del CB le interferenze dovute alla trasmissione, sarà necessario procedere alla ricostruzione dell'archetipo Ω, attraverso la collatio di tutti i mss. Non è ancora stata pubblicata l'edizione critica promessa da Eulogio Pacho. Quelle esistenti, vengono condotte sul manoscritto di Jaén senza tener conto che questo testimone, pur essendo il più corretto della tradizione, conserva gli errori del suo antigrafo che sono comuni a G2 e D B NI21.

Questi criteri mirano ad offrire agli specialisti dell'area extra-filologica uno strumento di analisi che permetta di differenziare il sostrato linguistico originario certamente autentico e gli interventi che in qualche misura potrebbero risalire all'autore, dalle innovazioni apportate posteriormente dai revisori.

Considerato, infatti, che gli studiosi appartenenti allo stesso ordine carmelitano sostengono con fermezza che la redazione «definitiva» del Cántico corrisponde al pensiero più maturo dell'autore del CA, non si può escludere con certezza la possibilità che Juan de la Cruz, avendo manifestato il «deseo» di «ordenar con mayor rigor el proceso espiritual descrito de forma un tanto irregular en el poema primitivo y en su declaración inmediata» -sono parole di Eulogio Pacho-22, abbia affidato i suoi appunti (compreso il borrador S) a un suo collaboratore con il compito di procedere alla revisione totale del commento. In tal caso, dunque, il CA' e il CB, potrebbero essere delle revisioni «autorizadas», come vuole il recente orientamento della critica23. Del resto, anche se è vero che le declaraciones del Cántico di Juan de la Cruz alla fine del XVI secolo venivano copiate e lette nelle comunità carmelitane indifferentemente nelle tre versioni, la varia lectio della tradizione manoscritta non solo non ci permette di provare in alcun modo l'ipotesi di redazioni «autorizadas», ma piuttosto la rende del tutto improbabile.





 
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