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Cfr. vol. II, p. 234, XIV, 32.

 

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Manca al mio esame la traduzione olandese del 1550, che ha avuto varie ristampe. Le due traduzioni in inglese, una di William Barley del 1591 e un'altra anonima del 1598 (di cui parla C. L. PENNEY, The book called Celestina in the library of The Hispanic Society of America, New York 1954, alle pp. 114-115) non risultano attualmente localizzate; né è da considerarsi una ristampa della prima la traduzione del 1596 conservata alla British Library di Londra, segn. 1077. e. 9 come ritiene Penney (ivi), perché in realtà si tratta di una traduzione del Primaleón (cfr. in proposito G. J. BRAULT English Translations of LC In the XVth Century in «Hispanic Review» 28, IV (oct. 1960), pp. 301- 312). Circa un'ipotetica traduzione ebrea, da cui deriverebbe un rifacimento poetico ebraico consistente in 62 versi e databile al 1507-1508, cfr. D. W. McPHEETERS, Una traducción hebrea de LC en el siglo XVI, [1965] rist. in ID., Estudios humanísticos sobre LC, in «Scripta Umanistica». n. 11 (1985), pp. 34-49).

Le traduzioni antiche del testo pervenuteci sono, nell'ordine:

- quella in italiano a cura di Ordóñez, Roma 1506 (ho visto gli esemplari di Londra. Brit. Libr., C. 62. b. 17 e di Venezia, Marciana, CI. G. 746700; ho consultato anche le ristampe Milano 1514, Madrid. Bibl. Nac., R/11303, Milano 1515?, Madrid, Bibl. Nac., R/1473, Venezia 1519?, Madrid, Bibl. Nac., R/1434, e Venezia 1541, Madrid, Bibl. Nac., R/11567; in proposito cfr. E. SCOLES, La prima traduzione italiana della «Celestina»: repertorio bibliografico, in Studi di Letteratura Spagnola, Roma 1964, pp. 209-230; cfr. anche K. V. Kish, An edition of the first italian translation of the «Celestina», Chapell Hill, Univ. of North Carolina Press, Valencia, Soler, 1973);

- le due in tedesco a cura di Christof Wirsung, una pubblicata ad Augusta nel 1520 e l'altra, riveduta ed ampliata, apparsa ancora ad Augusta nel 1534 (ho consultato entrambe nell' ed. facs. a cura di K. V. KISH/U. RITZENHOFF, Die Celestina-übersetzungen von Christof Wirsung, Hildesheim-Zürich-New York, Georg Olms Verlag, 1984);

- le tre in francese, di cui:

  • una anonima del 1527, che ha avuto più ristampe (ho consultato l' ed. 1527, Madrid, Bibl. Nac., R/1467 e la ristampa del 1542, Madrid, Bibl. Nac., R/12905; cfr. in proposito G. J. BRAULT, A critical edition of the First French Translation (1527) of the spanish classic «La Celestina», Detroit, Wayne State Univ. Press, 1963);
  • una seconda traduzione, firmata questa volta da Jacques de Lavardin nel 1578, anch'essa varie volte ristampata (ho consultato l' ed. 1578, Rio de Janeiro, Bibl. Nacional, Raros 60.2.24; cfr. in proposito l' ed. di D. L. DRYSDALL, Fernando de Rojas, «La Celestina» in the French translation of 1578 by Jacques de Lavardin, London, Tamesis, 1974; cfr. anche A. D. DEYERMOND, La crítica de LC de Jacques de Lavardin, in «Hispanófila» 13 (september 1961), pp. 1-4);
  • e infine una terza traduzione, nuovamente anonima, apparsa a Rouen nel 1633 e stampata a fronte di un testo in castigliano, di cui pure si hanno varie ristampe (ho consultato l' ed. Rouen 1633, Madrid, Bibl. Nac., R/241 e l' ed. Pamplona 1633, Barcelona, Bibl. Catal., Res. 1518-12º);

- le due in inglese attualmente conservate, di cui

  • la prima è un rifacimento poetico di 1099 versi, databile al 1525-1530 e attribuito a John Rastell (The interlude of Calisto and Melibea, conservato nel fondo Malone della Bodleian Library di Oxford; ho consultato l' ed. facs. a cura della Malon e Society Reprints, 1908);
  • la seconda è una traduzione più tarda, dovuta a James Mabbe (che è anche il traduttore del Guzmán de Alfarache), e della quale si hanno una prima redazione manoscritta del ca. 1598, esemplata in un codice del ca. 1603-1611 (di cui ho visto l' ed. a cura di C. MARTÍNEZ LACALLE, London, Tamesis, 1972) e una seconda redazione poi pubblicata nel 1631 e intitolata The Spanish Bawd, Represented in Celestine: or, The Tragicke-Comedy of Calisto and Melibea (di cui ho visto l' ed. a cura di D. S. Severin, Warminster, Aris & Phillips, 1987, con testo a fronte in spagnolo, ristampa di quello già pubblicato dalla studiosa per l' ed. Alianza e basato, come si è detto, su Valencia 1514);

- la già citata traduzione olandese, pubblicata ad Anversa nel 1550 e ristampata nel 1574, 1576, 1580 e 1616;

- e quella infine in latino a cura di Caspar von Barth, accompagnata da lunghe note di commento e pubblicata a Francoforte nel 1624, il cui titolo è Pornoboscodidascalvs latinus (ho visto l'esemplare di Madrid, Bibl. Nac., R/11.330).

 

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La lezione che trascrivo, di volta in volta, è quella dell'edizione più antica che ho consultato: s'intende che le successive ristampe di ognuna che mi è stato possibile vedere (cfr. supra, nota 11) concordano con la lezione già indicata.

 

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Cfr. BRAULT ed. cit., pp. 4-7.

 

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In particolare si è pensato a quella del 1595, per un esemplare di essa conservato a Vienna (Ost. Nat. Bibl., BK 76-I-3) e recante alcune note marginali manoscritte in inglese, a me personalmente è capitato, alla Nazionale di Madrid, di consultare un esemplare (R/13.410) dell'edizione Anversa 1599, il quale reca un numero ben maggiore di annotazioni al margine redatte da una scrittura antica e tutte relative alla traduzione in inglese del corrispondente testo spagnolo a centro pagina. Un confronto puntuale tra queste annotazioni e l'intera traduzione di Mabbe potrebbe forse aiutarci a decidere se questo esemplare (che proviene dal fondo Gayangos, quindi dall'Inghilterra) è servito a Mabbe da copia di lavoro o prima basse (chiarendo anche le connesse questioni grafologiche), oppure se piuttosto è appartenuto a un fruitore (seicentesco?) anglosassone qualsiasi, e tuttavia interessato alla comprensione della Celestina. Posso contribuire, almeno parzialmente, a questo auspicabile lavoro (attualmente è in corso da noi un'apposita tesi di laurea) affermando che, in corrispondenza della parola che qui ci interessa, si ha l'annotazione marginale inconvenience (fol. 245 r.).

 

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Ed. cit., I, pp. 12, 255, 256.

 

17

Ed. cit., p. 20.

 

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In proposito, viene spontaneo domandarsi come mai molte di queste traduzioni in altre lingue si fanno derivare non da un originale spagnolo ma da una traduzione del testo in italiano. Non sarà forse il caso di cominciare ad avanzare qualche dubbio?

 

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È noto infatti che il testo modernamente ha conosciuto molteplici traduzioni in varie lingue, tra cui tedesco, ebraico, olandese, russo, polacco, croato, ungherese, cecoslovacco, ecc.

 

20

La terza traduzione in italiano, quella condotta da F. Capecchi nel 1966 per la Sansoni, traduce il primitivo testo in 16 atti, nel quale non risulta il nostro brano.

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